Corso rischi psicosociali
VALUTAZIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO
Sede Nazionale Aifos - via Branze, 45 Brescia
Dopo la valanga di notizie che si è abbattuta su aziende, tecnici ed operatori del settore, si è alimentato un clima di incertezza, quasi che nessuno sappia bene come si debba fare per applicare concretamente la normativa. Molti si sono mossi con gli strumenti che avevano a disposizione, molti altri se ne sono inventati di nuovi, allettati dal business legato alla presunta “novità” della valutazione del rischio stress correlato al lavoro. Diciamo presunta, perché in realtà questa categoria di rischi andava presa in considerazione anche con la precedente legge “626”. L'irruzione del Testo Unico (D.Lgs. 81/08) ha purtroppo generato un frainteso, che certo non possiamo addebitare alla legge stessa, bensì a chi ne ha dato letture superficiali. Molti ritengono che andremo a misurare del livello di stress dei lavoratori, quasi che ci sia necessità di uno "stressometro". Non è così.
La normativa (ed il buon senso) dice che bisogna valutare il "rischio stress lavoro correlato”, non lo "stress correlato al lavoro". La cosa sembra da poco, ma cambia completamente la prospettiva. L'UNI, per voce della dott.ssa Paola Cenni (coordinatrice di in gruppo di lavoro all'interno della Commissione Ergonomia che si occupa del problema) ribadisce che:
· occorre distinguere i fattori che inducono stress dalla reattività individuale allo stress (strain), così come viene chiarito nella norma tecnica UNI EN ISO10075-1.
· bisogna far riferimento all'Accordo Europeo 8/10/04 e all'Accordo Interconfederale 9/6/08
· lo stress può essere accompagnato da disturbi, ma non necessariamente; quindi il rischio va valutato a prescindere da manifestazioni evidenti; bisogna tenere conto delle differenze individuali nel reagire a stressors simili; non è una malattia; può avere origini extra-aziendali
· è necessario far emergere le cause di stress, nelle 4 aree dei fattori organizzativi, ambientali, comunicativo/sociali, soggettivi.
· si può inoltre agire per prevenire gli effetti mediante azioni collettive e/o individuali, misure specifiche sul singolo fattore stressogeno individuato oppure nel quadro di una politica anti-stress integrata, oppure ricorrere a competenze esterne ed attuare azioni di follow-up.
L'UNI chiede metodologie scientifiche affidabili e modalità formali di valutazione, quindi è bandito il fai-da-te e l'improvvisazione documentale. Viene richiesto il ricorso ad esperti per usare gli strumenti, e suggeriti metodi non "monosillabici", ovvero evitare un solo indice omnicomprensivo (che in realtà sarebbe difficilmente interpretabile). Ne consegue che le linee guida in fase di avanzata elaborazione prevedono una procedura “multimetodo”, costituita di:
- misure oggettive = analisi dei dati aziendali
- misure dirette = sopralluogo
- misure indirette soggettive = questionario (e/o interviste).
AIFOS ha quindi deciso, ora che le carte sul piatto sono scoperte, di procedere con due distinte attività formative:
• sarà erogato inizialmente un corso per operatori del settore sicurezza, teso a far conoscere il fenomeno e le modalità più efficaci di trasmissione dei suoi contenuti nell'ambito dei processi informativi e formativi; quindi si tratta di una formazione dei formatori, intitolata: “Quanto ti stressa formare gli altri sullo stress?”
• l'evento formativo successivo sarà invece dedicato ai soli psicologi, per metterli in grado di operare la valutazione del fenomeno stress secondo crismi di scientificità e di correttezza procedurale coerenti con le Linee Guida; quindi si tratta di una formazione dei valutatori, intitolata: “Essere Psicologo ti basta per saper valutare lo stress sul lavoro ?”
A cura
Dott. Andrea Cirincione, Dott. Massimo Servadio

